European spring - osservazioni sul programma


#1

Ecco alcune osservazioni e proposte che ho recentemente inviato all’area European Spring. Gradirei leggere le vostre osservazioni.

OSSERVAZIONI SULLA BOZZA DI PROGRAMMA PER LE ELEZIONI DEL PE 2019

NEW DEAL PER LA DEMOCRAZIA
“Viaggeremo città per città, paese per paese, per chiedere ai cittadini ciò che desiderano da una nuova Costituzione demo-cratica europea…”. “lanceremo un percorso di assemblee pubbliche che, a partire dai territori di tutta Europa, discuteranno del futuro assetto dell’Unione…”. Che livello di coinvolgimento concreto e quali risposte pensiamo di avere dai cittadini europei se quasi la metà di loro si disinteressa dell’UE o non ne conosce l’impatto sulle loro vite e oltre il 12% è antieuropeo? Alla luce delle logiche che governano il voto europeo (soprattutto all’interno dei principali partiti che condizionano la quasi totalità dei mezzi di comunicazione) non pare sufficiente ricorrere unicamente all’impegno dei candidati di DIEM25 alle prossime elezioni del PE.
L’ipotesi del Referendum dovrebbe essere preceduta da una Campagna di informazione, comunicazione, sensibilizzazione che, integrandosi anche nella campagna elettorale di ciascuno dei candidati, veda impegnati tutti noi con l’obiettivo di raggiungere anche gli strati più dimenticati della popolazione (ad esempio i giovani NEET, le vittime dell’analfabetismo funzionale – in Italia circa il 46% della popolazione - etc…). Una difficile sfida che potrebbe articolarsi in una Azione ad hoc potente, visibile e concreta. Un’ intervento tanto massivo quanto incisivo articolato, ad esempio, in una mobilitazione che metta alla prova coloro che si vorrebbero coinvolgere negli Stati Generali dell’Educazione .

COMMISSIONE DI COPENHAGEN
Chiunque può legittimamente dubitare circa la reale indipendenza di un organismo composto dai rappresentanti delle corti costituzionali e delle corti supreme dell’Unione, anche se ne fa parte qualche difensore civico in gamba che sgomita a fianco di un movimento della società civile.
Sarebbe più efficace e concreto se la Commissione fosse un “organismo eletto democraticamente dagli europei”.

NEW DEAL PER LA NATURA, IL CLIMA E LA TRANSIZIONE VERDE DELL’EUROPA - Programma di Investimenti Verdi
- Il Piano Europeo Antisismico da solo non è sufficiente.

  • La materia ambientale è caratterizzata da frequenti violazioni del Diritto Europeo e Internazionale, sia ad opera degli stati membri che delle multinazionali, raramente sanzionate e con effetti devastanti sull’ambiente, sul clima e sul benessere della popolazione. Ad esempio:
  • Recentemente 10 famiglie europee si sono rivolte alla Corte di Giustizia Europea per denunciare che, a fronte di quanto stabilito dal diritto europeo e internazionale, gli obiettivi di riduzione delle emissioni climalteranti al 2030, previste dalla Commissione, sono inadeguate e già provocano danni e disagi enormi alla popolazione.
  • La strategia europea per la riduzione delle emissioni inquinanti delle auto non funziona e le case produttrici adottano regolarmente strategie in grado di aggirare i deboli vincoli europei.

Il Piano Europeo Antisismico dovrebbe essere integrato anche con la lotta all’EROSIONE dei nostri territori, causata o favorita dall’azione maldestra dell’uomo.
Occorrono norme europee più stringenti (in questo aiuta l’impegno di Diem25 in merito alle lobby) insieme al potenziamento ed alla vigilanza (soprattutto a livello nazionale) circa l’applicazione del Diritto Europeo e del Diritto Internazionale in materia di sostenibilità ambientale.

NEW DEAL PER’EUROZONA E PER LA FINANZA PUBBLICA EUROPEA
È proprio necessaria la Creazione di una Corte di Giustizia Economica?
Non sarebbe più efficace e meno costoso potenziare l’OLAF, che lavorerebbe in rete con le magistrature e le corti dei conti nazionali e quella europea? Il recente dramma del crollo di un viadotto a Genova dimostra quanto sia urgente, oltre che colpire i paradisi fiscali, indagare e perseguire i casi di corruzione (etc…) negli stati membri in merito all’uso dei fondi europei, in particolare per quanto riguarda infrastrutture vitali per il progresso ed il benessere della popolazione.

RISANARE L’EURO - DOMARE LA FINANZA…

  • Il Consiglio Direttivo è il principale organo decisionale della BCE che, tra l’altro, formula la politica monetaria per l’area dell’euro e decide in merito agli obiettivi monetari, ai tassi di interesse, etc… Si tratta di un organismo eminentemente politico che prende decisioni con un impatto enorme sulla nostra vita quotidiana.
    I componenti del CD della BCE (peraltro attualmente quasi tutti uomini) dovrebbero essere eletti dagli europei attraverso il Parlamento Europeo.
  • Secondo la Commissione europea, dopo 8 anni di interventi la Grecia è sulla via della ripresa. Ritorna finalmente la “Crescita” con il “ PIL dal -9,1% nel 2011 all’1,4% nel 2017 e si prevede che cresca di circa il 2% nel 2018 e nel 2019”. Tutto ciò mentre “la disoccupazione rimane elevata”. La gran parte dell’opinione pubblica, non solo Greca, ha giustamente reagito con sdegno e indignazione ai numeri trionfanti di Bruxelles, considerata la dura realtà che sono costretti ad affrontare quotidianamente la gran parte dei greci e delle greche. Purtroppo non pare che l’UE abbia imparato qualcosa dalla Grecia durante questi ultimi otto anni. Tempo fa, lo stesso commissario europeo per gli affari economici, Moscovici, considerò “ uno scandalo del processo democratico” le decisioni prese a porte chiuse riguardo il “salvataggio” della Grecia. La mancanza di trasparenza, il dominio delle lobby e l’imposizione dell’austerità come unica soluzione per i paesi del Sud d’Europa colpiti dalla crisi finanziaria (mentre altri paesi come la Germania continuano a prosperare), mette in dubbio l’intero progetto europeo, favorendo l’euroscetticismo e l’ascesa al potere di partiti di estrema destra, nazionalisti e xenofobi.
    Oltre ad assicurare la trasparenza, il rispetto delle regole e politiche ispirate alla Solidarietà ed alla Coesione, sarebbe ora che si iniziasse a pensare di accompagnare il PIL ad altri indicatori come, ad esempio, il Benessere Interno Lordo (BIL) o la Felicità Interna Lorda (FIL), in grado di aiutarci a comprendere l’effettivo miglioramento o peggioramento della situazione di un determinata area o Paese e misurare concretamente il livello di benessere e di felicità delle persone.

NO ALL’EUROPA ARMATA
Il Fondo Europeo per la Difesa (FED) e il “Fondo Europeo per la Pace” impostano le basi per l’allegra violazione non solo del buon senso ma anche dei principi costituzionali di gran parte degli stati membri dell’UE, della Carta delle Nazioni Unite(1) e dello stesso Trattato(2).
13 miliardi di € per investimenti su nuove armi (oggi “equipaggiamenti di difesa”) e nuove “tecnologie e materiali all’avanguardia e pienamente interoperabili in settori quali i software cifrati e la tecnologia dei droni”. Altri 10,5 miliardi di €, fuori dal bilancio a lungo termine e sempre dalle nostre tasche, andranno ad un “Fondo Europeo per la Pace” che finanzia operazioni militari!
Inoltre, alcuni importanti programmi europei come il meccanismo per collegare l’Europa e Orizzonte Europa, dovranno dedicare una parte importante del proprio budget a progetti rivolti, ad esempio, alla singolare idea di “potenziare le infrastrutture strategiche di trasporto dell’UE in modo da renderle idonee alla mobilità militare”. Ossia, rendere le strade, i ponti e le città d’Europa facilmente percorribili dai carri armati. Anche i programmi europei per la ricerca e l’innovazione che, di solito, sostenevano le nostre università ed i centri di ricerca, oggi, in parte, finanzieranno oscuri laboratori dove si studiano e si sperimentano nuovi, inimmaginabili, strumenti di morte, mobilitando anche i cervelli dei nostri giovani.
Ma non basta! 8,9 miliardi di € integreranno gli investimenti degli Stati membri cofinanziando i costi dello sviluppo di prototipi e delle “conseguenti attività di certificazione e collaudo”. Tutto ciò in nome della nostra “sicurezza” continuamente compromessa dall’industria degli armamenti e da chi la finanzia(3).
Oltre all’impegno contro le lobby, tra le quali quella degli armamenti rappresenta il pericolo più infido per il futuro nostro e delle nuove generazioni, occorre un nuovo impeto europeo rivolto a sradicare finalmente dalla nostra Società la cultura delle armi e della guerra come strumenti per risolvere le controversie e offrire una “sicurezza” che non rassicura nessuno.
È fondamentale annullare tutti i processi attualmente in corso presso la Commissione Europea e relativi alla Politica di Difesa comune (PSDC). Oltre ad abolire l’Agenzia europea per la difesa, è fondamentale bloccare l’impegno della Commissione europea rivolto alla creazione di un esercito europeo e di organizzazioni di sicurezza militare o di “difesa” sulla falsa riga del fallimentare progetto di Comunità Europea di Difesa (CED) lanciato negli anni 50 dalla Francia e dall’Italia. Se si intende riproporre un simile progetto che siano gli stati membri ad occuparsene, a gestirlo e, soprattutto, a finanziarlo.

NEW DEAL PER LA SOLIDARIETÀ
Nella bozza di Programma il termine “felicità” non ricorre nemmeno una volta!
Occorre iniziare a trattare di “Felicità” e di “Benessere” anche nei programmi politici e occorrono politiche innovative che non utilizzano solo l’indicatore del PIL per definire il livello di “sviluppo” o “crescita” raggiunto dalle nostre comunità ma che utilizzano anche altri indicatori come la Felicità interna lorda (FIL) o il Benessere Interno Lordo (BIL), per aiutarci a capire come effettivamente vanno le cose, ovunque in Europa.
Basta con la competitività, lo sviluppo e la crescita a tutti i costi! Godiamoci finalmente il Progresso, lo sviluppo e la crescita che abbiamo raggiunto fino ad ora, dando a coloro che non l’hanno ancora fatto la possibilità di raggiungerci.
Dal FSE al FEASR passando per la Politica di Cooperazione allo Sviluppo sino all’intero sistema politico e programmatico dell’UE, la parola chiave deve essere: il benessere e la felicità dei cittadini europei, in solidarietà con coloro che, nel resto del Pianeta, sono ancora alle nostre spalle, spesso a causa nostra …
Occorre avviare un incisivo processo di riforma della Politica Europea di Coesione e dei fondi strutturali e di investimento europei, che non saranno più utilizzati solo per eliminare le disparità, peraltro in continuo aumento, tra le aree più ricche e povere dell’Europa ma per garantire il benessere e la felicità dei suoi abitanti, valutando l’impatto delle politiche e degli investimenti anche sul resto del Pianeta.
Occorrono nuovi strumenti programmatici basati su politiche innovative e nuovi approcci alla coesione ed alla solidarietà in Europa non più imposti dall’alto ma, da un lato, più vicini alle regioni e ai territori e, dall’altro, più distanti dalla burocrazia dell’UE e degli Stati membri, mantenendo in primo piano gli interessi delle regioni e dei comuni, evitando l’assistenzialismo e dando loro gli strumenti e le capacità per pianificare il loro futuro in modo concreto ed efficace, senza rinunciare alle loro vocazioni ed alla loro cultura. Una nuova politica con strumenti finanziari a sostegno di programmi e progetti volti a risolvere i problemi concreti dei nostri territori (spopolamento, abbandono scolastico, corruzione, inquinamento, depressione, …) e indirizzata a garantire un sistema infrastrutturale comune di alto livello (materiale, immateriale e sostenibile) in tutta Europa, rispettando la volontà e l’opinione dei cittadini europei al riguardo e disponendo meccanismi di controllo e sanzionatori contro la corruzione, le frodi, l’uso distorto del denaro comune…

(1) Art. 2, comma 3 e 4 che dispongono anche il dovere degli Stati membri di risolvere le loro controversie con mezzi pacifici e senza mettere in pericolo la pace e la sicurezza internazionale, astenendosi dall’uso della forza nelle loro relazioni internazionali.
(2) Commi 1 e 5 dell’art. 3 del TUE - 1. L’Unione si prefigge di promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi popoli. - Nelle relazioni con il resto del mondo l’Unione afferma e promuove i suoi valori e interessi, contribuendo alla protezione dei suoi cittadini. Contribuisce alla pace, alla sicurezza, allo sviluppo sostenibile della Terra, alla solidarietà e al rispetto reciproco tra i popoli, al commercio libero ed equo, all’eliminazione della povertà e alla tutela dei diritti umani, in particolare dei diritti del minore, e alla rigorosa osservanza e allo sviluppo del diritto internazionale, in particolare al rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite.
(3) Come ha denunciato qualche tempo fa anche Papa Francesco: «Tante persone potenti non vogliono la pace perché vivono delle guerre» attraverso «l’industria delle armi»


#2

molto bene il capitolo sulla difesa europea, grazie del contributo, che ne pensi di quel che è uscito alla fine ?
v. Peace & Solidarity Pact
The European Union is militarizing at an alarming rate: the Commission is proposing a €13 billion Defense Fund that will increase the size and scope of EU military capabilities. We propose a ‘Peace and Solidarity Pact’ that rejects EU militarization and ends Europe’s role in violent conflict around the world. We are calling for the immediate end of all arms sales to states with records of rights violations, and more stringent regulations on all arms exports. We will fight the ‘military-industrial complex’ by demanding transparency in lobbying by defense contractors in Brussels. And we call on all member-states to sign the Treaty on the Prohibition of Nuclear weapons in order to end the global arms race.


#3

Very well, thank you!