Lavoro garantito


#1

L’approccio adottato, benché abbia il merito di non essere divisivo, a mio avviso riveste ancora caratteristiche, sebbene rilevanti, di tipo assistenzialistico.
Vi invito a rileggere l’art. 1 e 3comma II, della Costituzione Italiana che, a mio avviso, conservano la loro validità.
Il principio è da trasferire in Europa, dove potrebbe avere molta più fortuna ed efficacia.
Inoltre, forse per eccessiva cautela non si affronta di petto, nei termini che Marx ha insegnato, l’esame della modifica dei rapporti di lavoro in relazione allo sviluppo delle foze produttive (automazione e robotica).
Quali conseguenze, anche rivendicative?
Vogliamo parlarne, uscendo dalle chiacchiere populiste che pure vanno per la maggiore?


#2

Concordo sul fatto che si dovrà affrontare seriamente il problema dello sviluppo delle forze produttive su entrambi i lati: quello della diffusione della conoscenza e dei suoi apparati (università e centri di ricerca) e quello della “distribuzione dei posti di lavoro”, coniugandoli insieme.
Per ora, il programma economico tracciato da ES dovrebbe sostenere un aumento dell’occupazione sufficiente nel breve-medio periodo.
Ma verrà il momento in cui, keynesianamente, si dovrà ridurre il tempo di lavoro per compensare lo sviluppo delle forze produttive. E questa volta il tempo in questione non riguarderà i “nipoti”, bensì l’attuale generazione.

Per questo chiedo un semplice emendamento alla parte del programma relativo alle 35 ore massime, inserendo una formulazione del tipo “per ora chiederemo la fissazione del tempo di lavoro ad un massimo di 35 ore…” o qualcosa di simile. (Non ho sottomano la frase del testo attuale).
Così com’è mi sembra che sia troppo assertiva e non lasci spazio al futuro.


#3

Concordo con @Laura_F che conviene usare formulazioni più aperte e meno dottrinali.
In particolare ritengo che includere una “garanzia di lavoro” sia dannoso per la non praticabilità e le inefficienze di allocazione delle risorse che comporta. Dobbiamo definire la visione (“lavoro e benessere per tutti”) e farla programma. Possiamo spingerci a proporre esempi di misure concrete che vorremo implementare (che non devono essere “garanzia di lavoro” ma misure che permettono di dare lavoro al maggior numero di persone).

Propongo dunque di riformulare il testo attuale da “Chiediamo a tutti i paesi europei di raggiungere un accordo multilaterale per finanziare e garantire posti di lavoro per ogni europeo nel proprio luogo di residenza” lungo la linea di pensiero “Chiediamo a tutti i paesi europei di raggiungere un accordo multilaterale per finanziare lavori di utilità sociale non già coperti da progetti esistenti, da svolgere da coloro che non trovano impiego attraverso i canali tradizionali o che ne facciano richiesta”. Senza parlare di una garanzia di lavoro per tutti.


#4

Garantire il lavoro, a me sembra più che giusto, ma insufficiente. Infatti potrebbe anche sposarsi al livello congiunturale con i programmi populisti che non contestano affatto l’attuale mercatodel lavoro.
La nuova sinistra deve considerare, come fece nell’800, lo sviluppo delle forze produttive che condizionano radicalmente i rapporti di lavoro. Oggi tale sviluppo spinge verso l’automazione, non per riscattare dalla fatica, ma al contrario per aumentare la alienazione. Infatti la costrizione fisica del lavoratore della catena si somma all’alienazione della mente. Il lavoratore è costretto a riqualificarsi continuamente per "assistere"una produzione a lui ugualmente estranea e finalizzata ai consumi della elite.Il rovesciamento di questa logica implica che non si parli solo di garantire il lavoro, ma anche di liberare il lavoro.
È qui che si fa rilevante la necessità di un rapporto stretto con scuola/ricerca/università, che liberi/valorizzi/riqualifichi il lavoro, perché necessario, ma anche perché l’unico luogo che può sostituire il vecchio luogo di aggregazione di classe, che era la fabbrica.
Buon lavoro


#5

Mi permetto aggiungere alla discussione la mia pesonale opinione.
Quando leggo:

Non concordo infatti non credo che l’automazione sia per alienare il lavoratore piuttosto l’automazione c’è perchè è possibile farla e sostituisce le risorse umane perchè è conveniente farlo PUNTO!

Inoltre quando dici:

Qui il linguaggio potrebbe svelare la posizione ideologico politica dello scrivente che non riesce a superare la questione produzione con élite come se a comprare i prodotti fossero solo i benestanti
Per me l’ errore linguistico sta nella definizione “lavoratori” che sostituirei con “cittadini” .
In questo modo si svincola dalla questione lavoro e si mette al centro al persona che esiste anche se non lavora!
Fino a quando la parola lavoro sarà percepita ed usata come in questo secolo e come nell’ Articolo 4 della Costituzione italiana “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.” e non come sarà nel prossimo futuro quando il “lavoro” non ci sarà, cadremo in un equivoco dal quale poi diventa difficle emergere quando si fanno le campagne di comunicazione .

La prima conseguenza di questa interpretazione del lavoratore/cittadino si evidenza quando poi si parla si Reddito di Cittadinanza Europeo e lo si associa all’assistenzialimo, non è così!
Il fatto è che il lavoro non ci sarà e quindi bisogna separare il lavoro dal reddito!

Dobbiamo inventare una nuova saggezza per una nuova epoca. Nel frattempo, se vogliamo veramente fare qualcosa di buono, dobbiamo apparire eterodossi, importuni, pericolosi, ribelli nei confronti di chi ci ha preceduto.”
John Maynard Keynes


#6

ora mi rendo conto che sono trascorsi 6 mesi, ma spero di non essere inopportuna, sono entrata da poco nella famiglia di DiEM25 e di conseguenza di ES :slight_smile: