Piano A e Piano B per una unione democratica dei popoli europei


#1

Piano A - Per una Europa più democratica

Restando all’interno della comunità europea e dell’euro, è possibile puntare sulle seguenti riforme democratiche necessarie per una maggiore unità europea :

  • unione bancaria (trasferimento di competenze nel campo della vigilanza sulle banche dalle autorità nazionali ad autorità europee) con la prospettiva di creare in Europa il mercato unico dei capitali

  • divieto di raccolta di fondi in forme diverse da quella delle operazioni di deposito e, quindi, non sottoposte alle restrizioni ed ai limiti imposti dalla regolamentazione e dalla vigilanza bancaria (tra cui i requisiti patrimoniali di garanzia richiesti dagli accordi di Basilea).

  • divisione netta tra banche commerciali e banche d’investimento

  • eliminazione e divieto di costituzione dei paradisi fiscali europei e lotta per quelli extra europei.

  • uniformità fiscale fra gli stati membri dell’unione europea.

  • tassazione delle transazioni finanziarie (tobin tax)

  • bilancio comune europeo

  • potere legislativo del parlamento europeo che sostituisce quello della commissione europea ed il consiglio d’europa

  • salario minimo europeo

  • eurobond per evitare differenze di interesse tra i bond dei diversi stati europei

  • agenzie di rating europee indipendenti dalle banche

  • web tax

  • Dare il potere alla BCE di agire sul cambio per una eventuale svalutazione dell’euro

  • Eliminazione del Fiscal compact

  • carbon tax

  • tassa sui redditi da capitale in tutti gli stati membri

  • introduzione di bond per finanziare nuovi progetti infrastrutturali.

  • Sviluppo di una piattaforma di pagamento digitale pubblica (PDPP) in ogni paese europeo.
    Il PDPP creerà un conto di riserva per contribuente, che attraverso un codice Pin consentirà di
    trasferire denaro dal proprio conto allo Stato - come forma di pagamento delle imposte - oppure al conto di qualsiasi altro contribuente. In tal modo, il PDPP offre ai governi nazionali maggiore sovranità fiscale al di fuori del Patto di stabilità.

  • Unione Europea di Compensazione (ECU), basata su una valuta virtuale comune,
    in cui tutti gli scambi commerciali e i flussi di capitale intra-europei siano annotati su un registro digitale trasparente, con il compito di:
    (a) tassare, per conto dell’UE, simmetricamente deficit ed eccedenze
    (b) utilizzare questi fondi per investire nelle regioni dove gli investimenti scendono al di sotto della media.

  • Riconversione limitata del debito pubblico. Il debito pubblico entro agli attuali limiti previsti dal Trattato di Maastricht - il 60% del Pil - sarà convertito in obbligazioni emesse della BCE per conto degli stati membri.
    Per proteggere la BCE dalle perdite:
    (a) le obbligazioni emesse dalla BCE avranno la precedenza rispetto alle altre obbligazioni contratte dagli Stati
    (b) la BCE sarà ulteriormente assicurata dal Fondo Salva Stati.

  • Creazione di una Tesoreria Europea che integrerebbe l’attività della Banca Centrale Europea e rappresenterebbe un elemento di stabilità nei momenti di crisi. Il “vecchio debito” venga rifinanziato a tassi di interesse pari allo zero percento, portando così a una diminuzione drastica dell’indebitamento senza gravare sui cittadini.
    La BCE deve mantenere la promessa di mettere fine alla crisi del debito pubblico.

Piano B - Per una maggiore sovranità dell’Italia

Partiamo da due articoli della costituzione italiana:

  • Art.1 “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”

  • Art.47 “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito.
    Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.“.

Inoltre è importante definire la differenza tra una “Moneta a Debito” ed una “Moneta Positiva”:

  • la prima è una moneta creata dal sistema bancario e prestata al sistema economico, che genera automaticamente un debito e comporta il pagamento continuo di interessi;
  • la seconda è una moneta creata dallo Stato e spesa nel sistema economico, che ha solo un costo iniziale per la sua creazione (più o meno alto a secondo del “materiale” usato) e non ha alcun costo di interessi.

La sovranità monetaria è sicuramente degli Stati e questi hanno tutto il diritto di utilizzarla per raggiungere gli obiettivi previsti dai Trattati.
Lo Stato ha ancora la sovranità monetaria, che può utilizzare creando diversi strumenti monetari e fiscali, senza violare i Trattati Europei:

  • possibile coniare monete metalliche (aventi corso legale solo in Italia) di valore superiore a 2 euro, che la BCE deve “solo approvare” come quantità (art.128 comma 2 del TFUE);

  • emettere biglietti di Stato di qualsiasi valore (aventi corso legale solo in Italia), perché il TFUE dà alla BCE l’esclusiva solo delle “banconote” aventi corso legale nell’Unione (art.128 comma 1 del TFUE);

  • moneta a valenza fiscale, in quanto in base ai Trattati Europei la sovranità tributaria è ancora di competenza esclusiva degli Stati nazionali.
    Si tratta della proposta di una “quasi-moneta” complementare basata su sconti fiscali differiti su imposte non ancora maturate e in grado di creare la liquidità di cui abbiamo bisogno.
    La definiamo “Moneta Fiscale” che potrebbe essere usata per evitare le incertezze di un’uscita dall’euro, consentendo al contempo all’Italia di recuperare dal punto di vista economico senza infrangere alcuna regola dell’Unione Europea.
    La Moneta Fiscale verrebbe assegnata, a titolo gratuito, per integrare il reddito dei lavoratori dipendenti, per finanziare investimenti pubblici e programmi di spesa sociale nonché per ridurre le imposte delle imprese sul lavoro.

  • Titoli di sconto fiscale. Il principale vantaggio è che i Tsf non producono deficit pubblico. I Tsf sono infatti dei titoli di Stato che danno diritto ai loro possessori di ridurre i pagamenti fiscali ma solo a partire da tre anni dall’emissione, cioè nel quarto anno. I Tsf tuttavia – proprio come tutti gli altri titoli di Stato, come i Bot e i Cct – potranno essere immediatamente ceduti sul mercato finanziario in cambio di euro. Così possono subito incrementare la capacità di spesa dell’economia.

  • emettere moneta elettronica o carte di credito di Stato, che non sono prese in considerazione dai trattati, dove si parla solo di moneta metalliche e banconote, tant’è che le banche possono creare moneta elettronica senza limiti, figuriamoci se non può farlo uno Stato, che inoltre ha il vantaggio di poterla mettere all’attivo del suo bilancio in quanto detentore della sovranità monetaria (vedere art.114bis del Testo Unico Bancario);

  • emissione di un 2-3% di Pil di moneta sovrana non a debito a sola circolazione nazionale, non convertibile (parallela all’euro) creata dallo stato italiano, per investimenti pubblici (es. creatività, cultura, educazione, bellezza del patrimonio artistico, patrimonio culturale, ambiente, agricoltura, turismo)

  • istituire banche pubbliche (la Germania ha il 60% di banche pubbliche).
    Cassa Depositi e Prestiti, se usata pienamente come banca pubblica, potrebbe accedere ai finanziamenti della BCE a tasso zero, secondo l’art. 123 del TUE: “il divieto di scoperto bancario e di altre forme di facilitazione creditizia in favore dei governi non si applicano agli enti creditizi di proprietà pubblica che devono ricevere dalla Banca centrale europea lo stesso trattamento degli enti creditizi privati”.
    Rilanciare la Cassa Depositi e Prestiti su tre piani strategici paralleli: come istituto di credito alle imprese, come strumento di politica industriale nel Paese e come piattaforma di gestione di una nuova moneta domestica complementare.

Giulio Ripa


#2

Salve. Scusate. Senza alcun intento polemico, mi permetto di far osservare che “Consiglio d’Europa” si riferisce all’Organizzazione internazionale in seno alla quale risiede ed opera la Corte europea dei Diritti Umani di Strasburgo, incaricata di vigilare sull’osservanza della Convenzione Europea dei Diritti Umani citata nel Trattato sull’Unione europea, che fa riferimento al Consiglio europeo e/o al Consiglio dell’Unione europea. La precisione terminologica é necessaria non per pura pignoleria, ma solo per capire a quale Istituzione ci si riferisce, nonché per evitare fuorvianti confusioni.
Cordialità e Saluti


#3

Ti ringrazio per la giusta osservazione fatta,
Cordiali saluti


#4

Giulio, ho letto. Non sono ferrato in finanza. Ma quel che proponi è ,mi sembra, quanto scritto da L.Gallino prima di morire: Il denaro,il debito,la doppia crisi. Su tutto ciò ci sarà da combattere fortissime lobby.


#5

Un modo per combattere le fortissime lobby, è cambiare, attraverso un nuovo processo democratico europeo, le regole che controllano il bilancio fiscale e la finanza. Le idee proposte nel mio post non appartengono solo a Gallino ma anche a Yanis Varoufakis ed altri economisti contrari al neoliberismo.